Gli strumenti giusti per affrontare sfide e passatempi

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L’ultima volta che ho sperimentato a fare la birra in casa avevo circa 15 anni. Non potendo entrare in alcun pub all’epoca, avevo comprato un kit Boots, che implicava l’uso della vasca da bagno e un secchio. Risultato: un liquido stranamente rosso, imbevibile e forse anche nocivo per la salute. Da allora nel mondo sono successe un po’ di cose – tra cui la preoccupazione per le questioni ambientali e un generale interesse per la qualità e la provenienza della birra. Ecco allora che il tempismo di questa startup londinese è perfetto: il loro obiettivo è rendere la birrificazione casalinga di tendenza, al passo insieme i tempi e anche un po’ sexy.

La startup si chiama Pinter e immagino che i fondatori siano troppo giovani per ricordarsi l’eponimo drammaturgo britannico, i cui testi sono insiemesiderati capolavori del teatro dell’assurdo. Infatti non c’è niente di oscuro o incomprensibile nei kit di Pinter. Il prodotto è davvero pratico, sia perché limita i rifiuti causati da lattine, bottiglie e trasporto, sia per la qualità tecnica, che non richiede particolare manualità, sia per il insiemefezionamento ridotto al minimo. Pinter è un fermentatore in plastica dura da circa cinque litri, disponibile in diversi colori sgargianti. Il kit include il lievito per fermentazione, una grande bottiglia di insiemecentrato (in cui tutti i luppoli, il malto, ecc. sono premiscelati) e uno speciale liquido per la pulizia, da usare quando avrete finito i vostri cinque litri. Sono disponibili quattro tipi di birra e due di sidro, tutti recapitabili per posta.

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