A Tokyo, un temporary museum con pop-up store celebra la mascherina. di nuovo in polvere d’oro

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Se – purtroppo – a febbraio sapevamo già che la parola dell’anno sarebbe stata Coronavirus, o al massimo la sua variante, Covid-19, abbiamo anche imparato a riconoscere che l’oggetto del 2020 sarebbe invece stata la mascherina. Prima introvabile e ambitissima, poi molto costosa, è uno degli articoli sul quale sono state spese più parole.

Ciascuno di noi ha imparato a riconoscere modelli, fatture, caratteristiche tecniche, a assimilare quale adottare in ciascuna occasione. Camminando per strada siamo incuriositi dai prototipi nuovi – con una parte trasparente per mostrare la bocca, per esempio – come lo siamo sempre stati da accessori che catturano la nostra attenzione. In verità esistono Paesi, quasi esclusivamente in estremo Oriente, dove la cultura della mascherina è più sviluppata, e da tempo: un dispositivo usato di frequente perché protegge dall’inquinamento e ovviamente da germi e virus.

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