Piccola Brooklyn sul Tevere

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Qualche anno fa, intervistata per un documentario sulla sua vita, Zaha Hadid spiegava che quello che ancora non è stato creato, innovato, è un nuovo modello di città. Le città che noi abitiamo non sono diverse, per concezione, da quelle dei nostri nonni, o dei nostri antenati. Questo vuol dire che la città si compone, oggi alla maniera di un tempo, di cellule e queste cellule sono i quartieri. Che si trasformano o restano immutati. Che si degradano o che vengono recuperati. Che mantengono identità ed anima o che perdono entrambe.

A Roma un quartiere che questa anima l’ha ancora ben salda è il Pigneto, ora cuore del progetto fotografico curato da Matteo Casilli e dal titolo Roma, Pigneto (L’Erudita pp. 158, 25 euro). Casilli, che è un ritrattista, sceglie di raccontare attraverso i volti, «anche se nei miei ritratti il quartiere è sempre molto presente, si vede molto». E così i volti incarnano il quartiere, ma il quartiere non è solo cornice, l’identità è espressa dagli occhi di chi lo abita e abitarlo definisce l’identità dei suoi abitanti.

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