Tessile e Esg, come si sta attrezzando il settore per allinearsi alla sostenibilità

In Europa, la norvegese Helly Hansen si propone di eliminarle entro il 2023. «Le prossime collezioni di sci e outdoor autunno-inverno 2021 presentano il doppio dei prodotti con trattamento senza PFC rispetto alla scorsa stagione e la collezione primavera-estate 2022 presenterà l’80% di prodotti durable water repellent senza PFC», racconta Rebecca Johansson, Helly Hansen sustainability and R&D manager.

Come gestire l’invenduto

Tra le sfide che la sostenibilità pone al settore c’è anche quella della gestione degli invenduti. Nasce da questa consapevolezza il progetto D-refashion lab di D-house, spin-off dell’abruzzese Dyloan, che si propone di rivisitare, attraverso il ricorso alle tecnologie più avanzate, i capi invenduti.

Il progetto è frutto di un’idea di Loreto di Rienzo, direttore D-house laboratorio urbano, e Stefano Micelli, professore di economia e gestione delle imprese all’università Ca’ Foscari di Venezia. Marina Spadafora è la sustainability advisor. Attraverso le tecnologie di D-house e la collaborazione di fashion designer, interior designer, artisti e creativi, l’azienda propone 4 diversi “pacchetti di personalizzazione” e, grazie al team grafico, offre la possibilità di vedere, in anteprima digitale, le possibilità di customizzazione.

Un modo per ridurre gli sprechi di materiale e impostare una linea di produzione più consapevole. Le tecnologie – che spaziano dalla stampa 3D alla termosaldatura – consentono la modifica di abbigliamento, accessori e tessuti. «Il nostro progetto – spiega di Rienzo – offre la possibilità ai grandi brand di affrontare il problema delle rimanenze di magazzino. Stiamo dialogando con diversi marchi e alcuni stanno valutando la strategia più idonea per l’eventuale inserimento di questi capi, anche delle piattaforme di e-commerce sono interessate alle opportunità offerte dal progetto».

Dyloan, circa 18 milioni di fatturato e 120 dipendenti, da sempre punta sulla sostenibilità, investendo anche nella formazione del proprio personale e nell’uso di energie da fonti rinnovabili. «Le tecnologie contribuiscono a ridurre l’impatto ambientale, favorendo il ricorso a processi standardizzati che permettono di intervenire sugli sprechi», sottolinea di Rienzo.

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