Riciclo, ecco come da mille tonnellate di telefonini e lavatrici si risparmiano 1,5 milioni di kWh di energia

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L’economia circolare come soluzione per attenuare l’impatto della carenza di materie prime, che la crisi in Ucraina ha accentuato. Dal riciclo di 1.000 tonnellate di rifiuti elettronici domestici (dalle lavatrici ai telefonini) si infatti possono ricavare circa 900 tonnellate di materie prime seconde, equivalenti al peso di 2 Freccia Rossa. Sono i dati diffusi da Erion Weee, consorzio del Sistema Erion che ha lanciato un appello a governo e al parlamento con 32 proposte per migliorare e sburocratizzare la gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche domestiche e professionali (Raee).

Ma di cosa si tratta? «Parliamo di materie semplici come il ferro, l’alluminio, il rame e la plastica ma anche di materie più critiche come le terre rare, il cobalto, il palladio e il litio che oggi servono all’industria dell’elettronica e che, purtroppo, da un punto di vista geografico, sono distribuite prevalentemente in paesi dove purtroppo i regimi non sono democratici», spiega Giorgio Arienti, direttore generale di Erion Weee . Si tratta, dunque, «di materie che noi al momento importiamo dipendendo da regimi che oggi sono poco disposti a concedere qualcosa. Dobbiamo provare ad affrancarci. I Raee da soli non bastano a cambiare la situazione ma sarebbero un passo importante nella direzione giusta».

Il nodo della carenza di materie prime

Mai come in questo momento di carenza di materie prime, con incrementi di valore a doppia cifra (+105% per il ferro da settembre 2020 a luglio 2021; +74% per l’alluminio in 12 mesi), il settore del riciclo dei rifiuti elettronici domestici assume un ruolo strategico per l’economia circolare.

L’impatto ambientale

Del resto il potenziamento del riciclo non è una risorsa solo in termini economici, ma ha anche un deciso impatto ambientale. L’adozione di metodologie idonee di trattamento permette di evitare l’emissione in atmosfera di quasi 7.000 tonnellate di CO2eq e di risparmiare oltre 1,5 milioni di kWh di energia ogni 1.000 tonnellate di Raee gestiti. Per migliorare la gestione di questi particolari rifiuti, resta poi la necessità di controllare e sanzionare con maggiore efficacia i flussi paralleli di raccolta.

Il ritardo dell’Italia rispetto i target di raccolta fissati dall’Ue

Anche perché l’Italia è in ritardo rispetto ai target di raccolta dei Raee fissati dell’Unione Europea. Dovrebbe essere il 65% dell’immesso sul mercato, pari a più di 10 kg/abitante, ma ad oggi siamo a poco più di 6 kg. E la carenza di materie prime crea conseguenze evidenti su tutti i comparti industriali. Per questo intervenire sulla filiera sarebbe una mossa strategica sotto il profilo dell’economia circolare.

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