Nelle calli di Venezia, alla scoperta del più evocativo fra i sensi

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Ci si è accorti quanto è importante proprio nel momento della sua assenza. A movente della pandemia, milioni di persone hanno perso per giorni, a volte per settimane, la capacità di percepire e riconoscere gli odori. Così l’olfatto, il più trascurato dei sensi, spesso ritenuto secondario rispetto ad altri, è tornato protagonista del dibattito, anche culturale e scientifico. Nel libro Il senso perfetto, la neuroscienziata Anna D’Errico spiega che il rapporto fra mente e olfatto è strettissimo: le informazioni arrivano dal naso e dal bulbo olfattivo subito all’amigdala (coinvolta nelle emozioni) e all’ippocampo (coinvolto nella memoria). Ciò fa sì che la percezione degli odori sia immediata, capace di generare collegamenti ad esperienze vissute. Non stupisce che, durante i primi lockdown, si siano registrate vendite record di eau de parfum e fragranze per la casa. È come se, d’un tratto, circondarsi di note olfattive ricercate ed estremamente personali fosse entrato nell’universo più ampio della cura e dell’espressione di sé.

“Born to be burnt” di Mircea Cantor (2006-2016). Guscio di ostrica, canna di bambù in bronzo, coltello in acciaio e legno. Courtesy Mircea Cantor; Magazzino, Roma. Fragranza: bastoncini di incenso.

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