Dal polso alla cima delle dita. Il savoir-faire è un racconto fatto di gesti e di precisione

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Puntatori, adattatori, illustratori: la fotografa Lilia Angela Cavallo ha censito 243 gesti delle dita ritraendo, nel tempo, amici e conoscenti. Ben inizialmente di lei, accigliato Munari aveva compilato un libretto intitolato Supplemento al dizionario d’italiano, un’apologia visiva dell’agilità espressiva nazionale. Mani svelte, mobili, capaci di parlare e di plasmare, di raccontare e di creare, di descrivere e di dare forma. Non a caso la parola gesto viene da un verbo antico, latino, che

vuol dire compiere, produrre. Non è forse uno dei valori dell’artigianalità di lusso il fatto a mano? Vale la pena di trattare le mani con cura, osservarle con attenzione e dare loro il tempo. Di esprimersi, ovvio, ma anche, fuor di metafora, mettendo al polso capolavori di precisione. Perché guardare l’ora è un gesto antico, in tempi di smartphone e digitalizzazione, eppure piacevole, decorativo. Irrinunciabile. Di qui il gioco di questo cronobeauty, che mette in relazione orologi e trattamenti. E naturalmente linguaggio non verbale.

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