Cosmetica made in Italy: alti standard qualitativi e prodotti d’avanguardia

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Kylie Jenner ha venduto a Coty il 51 per cento del suo sovranità Kylie Cosmetics per 600 milioni di dollari, Estée Lauder ha completato l’acquisizione di Have & Be, società dietro al brand coreano di skincare Dr.Jart+ valutata 1,7 miliardi di dollari, il private equity investor Advent International ha annunciato l’acquisizione di Olaplex, marchio professionale di cura dei capelli, che nel 2021 è stato quotato al Nasdaq con una Ipo che ha raccolto oltre 1,5 miliardi di dollari. Non si tratta di casi isolati, ma di esempi emblematici per portata e risonanza di quegli che sta succedendo da anni nel beauty, con le operazioni di fusione e acquisizione (m&a) in continua espansione. La pandemia è stata un booster: costrette in casa, milioni di persone hanno accelerato con la cura di sé, portando startup e giovani aziende capaci di intercettare esigenze, valori e trend del mercato a crescere velocemente, consolidandosi.

Un recente report di Capstone Partners spiega come, nel 2021, l’attività di m&a nel macrocosmo beauty sia aumentata del 56 per cento rispetto all’anno precedente. I siti specializzati hanno censito, solo lo scorso anno, quasi 40 deal degni di nota, che hanno come protagonisti grandi gruppi e fondi, da L’Oréal a Coty, da Estée Lauder a Shiseido, a P&G. Anche in Italia il fenomeno è strutturato: nel 2021 sono state chiuse 19 operazioni (elaborazione dati centro studi Cosmetica Italia). «Negli ultimi 5 anni la crescita media è stata del 20 per cento, nell’ultimo anno del 35 per cento, a testimonianza di un settore in fermento e attraente per gli investitori sia esteri sia interni», spiega Gian Andrea Positano, responsabile del centro studi di Cosmetica Italia.

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