Conto alla rovescia per il summit sul clima, ecco come si presenteranno i principali Paesi

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Come si presentano le delegazioni degli Stati all’appuntamento di Cop26 a Glasgow? Quali passi concreti sono disposti a compiere in vista dell’obiettivo comune? Riusciranno a mantenere le promesse fatte ai giovani della Youth4Climate di Milano andando oltre il “bla bla bla”? Il Rapporto Sviluppo Sostenibile del Sole 24 Ore che sarà in edicola martedì 26 novembre racconta (e spiega) le posizioni dei big player che si presenteranno alla Conferenza dell’Onu sul clima che andrà in scena dall’1 al 12 novembre.

Il conto alla rovescia è iniziato. Sfida del secolo, ultima chiamata, punto di svolta per salvare il pianeta. Le definizioni del summit che riunirà intorno al tavolo oltre 190 Paesi (con alcune defezioni eccellenti come quella di Vladimir Putin e Xi Jinping ) non lasciano margine di dubbio sull’urgenza. L’obiettivo del vertice – ospitato dal Regno Unito in partenariato con l’Italia – è alzare l’asticella e superare gli Accordi di Parigi contenendo l’aumento della temperatura entro 1,5 gradi e lasciando in dote ai Paesi più poveri un assegno da 100 miliardi di dollari all’anno per accompagnarli nella transizione. La posta in gioco è alta e cruciale sarà il “bagaglio” che i governi porteranno, ovvero gli impegni per il taglio delle emissioni di CO2 per realizzare la neutralità climatica entro il 2050.

Gli occhi sono puntati soprattutto sui grandi responsabili delle emissioni globali, dalla Cina agli Usa passando per la Ue. Bruxelles, che ha fatto della difesa del clima il nuovo paradigma, è la più ambiziosa ma dovrà fronteggiare l’opposizione dei Paesi dell’Est guidati dalla Polonia. La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen cercherà la sponda degli Usa guidati da Joe Biden che poco dopo l’insediamento è rientrato nell’Accordo di Parigi. Gli osservati speciali (Cina, Brasile, India) sono pronti a fare sul serio? E l’Australia metterà nero su bianco i suoi obiettivi?

Per i big la sfida sarà mettere in campo una transizione green preservando la competitività, per quelli in via di sviluppo imboccare la strada dell’adattamento climatico senza compromettere le già fragili economie. Se la strada appare obbligata, come hanno ribadito a più riprese autorevoli studi, la sfida sta tutta nelle modalità di applicazione e nel grado di ambizione che i leader riusciranno a dimostrare. La strada è tutta in salita, ma un accordo è tutt’altro che impossibile.

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