Verona, scoperta la «cellula veneta» che vendeva falsi green pass

La fabbrica dei falsi green pass era in un appartamento all’interno di una palazzina bianca nell’hinterland di Verona. Secondo la guardia di finanza di Milano l che operava la cellula veneta che prometteva di rifornire di certificati contraffatti i no vax disposti a pagare pur di ottenere un lasciapassare per ristoranti, palestre e tutto ci che da mesi off limits a chiunque si ostini a rifiutare vaccini, tamponi molecolari e test rapidi.L’operazione stata svolta nell’ambito di un’indagine del Dipartimento frodi, tutela del Consumatore e Cybercrime della procura meneghina, coordinata dal procuratore aggiunto Eugenio Fusco e diretta dai sostituti Bianca Maria Baj Macario e Maura Ripamonti.

Monitoraggio della rete

La truffa emersa da un monitoraggio della Rete, che ha portato nel mirino dei finanzieri quattro persone che gestivano diversi canali Telegram attraverso i quali promettevano a centinaia di clienti la possibilit di ottenere green pass autentici, muniti di codici QR in grado di superare i controlli. Nel mirino sono finiti madre e figlio di Cogoleto, in provincia di Genova, e i due residenti nella palazzina bianca alle porte del capoluogo scaligero. La presunta cellula veneta era composta da due fratelli veronesi: Riccardo, 34 anni che fa l’animatore di eventi; e Tommaso, 31, imprenditore nel settore immobiliare. Erano loro a utilizzare l’account Telegram Greenpassinfo, registrato a nome di un fantomatico Francesco Benaglio e utilizzato per la gestione del canale Greenpass Fake Italia, all’interno del quale si proponeva, appunto, la compravendita di certificati verdi e di falsi test di negativit dell’Usl Scaligera.

Le perquisizioni

Il 10 agosto, su ordine della procura di Milano, scattata la perquisizione dell’appartamento nel corso della quale i finanzieri hanno sequestrato due green pass non validi intestati ai fratelli, un altro che riportava i dati di un trentenne veronese, e un quarto con il nome della madre dei due ragazzi, oltre a una serie di fotografie di documenti di identit e di tessere sanitarie di diversi soggetti. Scoperti anche alcuni referti contraffatti attestanti la negativit a tamponi naso-faringei, dell’azienda Usl 9. Ma soprattutto stato possibile risalire ai contenuti delle conversazioni comparse sui loro profili Whatsapp e Telegram. Frasi che, secondo gli inquirenti, dimostrerebbero l’avvenuta vendita dei certificati. In uno di questi, ripescato dal telefonino del trentunenne, un cliente lo ringrazia per ci che fate! Come immaginerai io sono un no vax schieratissimo, oggi avevo il volo per andare a Malaga a trovare mio figlio. All’ingresso ho presentato quello che ho preso da voi… Indovina dove sono ora? Abbracciato con lui in Spagna. Un altro, il 21 luglio, gli conferma che ieri ho ricevuto il green pass. Un acquirente il 26 luglio, ringrazia Francesco Benaglio per il servizio: Arrivato tutto. E lui (la chat sarebbe stata rinvenuta sui dispositivi di Riccardo) lo rassicura sull’efficacia anche perch gli esercenti, dopo essere stati un anno e mezzo chiusi, vogliono solo poter lavorare in santa pace. E, non essendo loro la responsabilit d’aver fatto entrare qualcuno che aveva comprato un green pass, non ci pensano minimamente a dover addirittura controllare….

Le criptovalute

I finanzieri sono convinti che gli indagati si facessero pagare in criptovalute. Interrogato il 16 agosto, dopo aver scoperto di essere finito nei guai assieme alla madre, il genovese ha ammesso tutto: Offrivo green pass sia in formato digitale, al prezzo di 100 euro, che cartaceo per 120 euro (…) Chiedevo il pagamento principalmente tramite bitcoin (…) Non ricordo con precisione il numero delle transazioni, ma credo di aver ricevuto dai 10 ai 14 pagamenti (…) Una volta ottenuto il pagamento, promettevo l’emissione del certificato entro 72 ore ma in realt bloccavo l’account dell’acquirente.Per ora non emerso alcun rapporto tra i due liguri e i fratelli veronesi. Il 24 agosto, di fronte agli investigatori, Tommaso e Riccardo hanno invece scelto di fare scena muta. Il loro difensore, l’avvocato Giovanni Chincarini, sicuro di poter dimostrare che non hanno mai messo a segno alcuna truffa.

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28 novembre 2021 (modifica il 28 novembre 2021 | 08:35)

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