Verona, morta Dora Begalli, storica sarta e costumista veronese

Dopo oltre mezzo secolo trascorso a creare, cucire e modellare, si spenta il 2 febbraio alle prime luci del mattino Dora Begalli, storica sarta e costumista veronese, dopo aver tagliato il traguardo dei 94 anni, di cui pi di met trascorsi nel suo atelier di via Terese 1, a Verona. L’ultima volta che l’ho vista stato il 30 dicembre, prima che entrasse in una casa di cura, perch aveva bisogno di assistenza costante – spiega Domenico Mendiola, che per 27 anni stato il suo braccio destro -. L’ho seguita per quasi trent’anni, o meglio, sono stato seguito da lei. Perch Dora mi ha insegnato tanto: riuscita a mettere in piedi un’attivit molto particolare. Bisognerebbe essere qui sul campo per comprenderla davvero. Nel 2019 il figlio Lucio Dal Forno ha rilevato il negozio “Costumi Teatrali Dora” per liberarla da impicci burocratici e amministrativi. Grazie al suo incredibile lavoro sartoriale, ho visto passare personaggi importanti della politica – precisa Domenico – del clero, attori, cantanti, persino un reale, ma non posso svelare il nome. Abbiamo creato anche il primo costume di Prezzemolo, la mascotte di Gardaland. Uno show-room delle meraviglie, una mecca per produzioni liriche, teatrali, cinematografiche e per agenzie pubblicitarie, da cui sono sempre usciti capolavori sartoriali su misura.

La vita di Dora

A raccontare la sua vita e la sua arte era stata proprio Dora, tre anni, a Lorenzo Fabiano, giornalista del Corriere del Veneto, per la rubrica Tipi Veronesi. Sono nata a Verona, in Borgo Trento, e cresciuta ai Muro Padri dove durante la guerra stavano i rifugi: uscivi di l e le case non c’erano pi. Siamo rimasti in citt; la guerra con tutta quella sofferenza ti tempra e ti fortifica. Nelle persone nasce uno straordinario senso di solidariet, che oggi vedo poco. Spos suo marito Rodobaldo nel 1946 e nello stesso anno nacque Lucio, tre anni dopo Fabio. Erano anni in cui pi che un titolo di studio, serviva rimboccarsi le maniche e portare a casa il pane, cos i due fratelli aprirono una polleria in Corso Portoni Borsari. Al primo piano, c’era una sartoria: La signora Amalia insieme al marito Ugo, trattavano con filo e ago le divise militari degli ufficiali – aveva raccontato Dora a Lorenzo -. Due persone molto cortesi, sempre disponibili nei confronti dei miei ragazzi al piano di sotto. Ma Ugo si ammal di tubercolosi: Amalia, rimasta vedova, non riusciva pi a star sola: aveva due figli che vivevano a Milano, veniva a mangiare e a dormire da noi nella nostra casa alla Fontana del Ferro: senza di me al suo fianco non ne voleva pi sapere di andare avanti col lavoro. Divenni cos il suo angelo custode, e iniziai a darle una mano in sartoria. Amalia aveva in casa un baule pieno di costumi; ancora non sapevo che tutto sarebbe partito dal suo contenuto. Nel 1969 il proprietario del palazzo decise per la ristrutturazione: Mi proposero questo spazio in via Terese: io e Baldo stavamo per partire per le vacanze in Turchia; corsi in banca a prelevare la caparra. “Tu sei matta. Vedrai in che guaio vai a cacciarti” mi diceva. Purtroppo aveva ragione lui; e infatti al ritorno, sorsero problemi per dei vincoli di cui non eravamo a conoscenza: li risolvemmo ma dovetti attendere due anni, prima di potermi trasferire qui. Entrammo nel 1972.

Il baule di costumi

Ricominci dal baule di Amalia, colmo di abiti teatrali: Erano tantissimi, passavi da Pierrot a Charlot; cos ripartimmo. Qui c’ di tutto: da Adamo ed Eva a Via Col Vento, da Guerre stellari fino all’abito bianco di John Travolta nella Febbre del Sabato Sera; dal western al charleston. La dinamica molto semplice: la gente andava da lei per chiedere un sogno di couture, magari con una foto di giornale alla mano. La clientela molto esigente, la discrezione da parte nostra garantita – aveva concluso lei -. Ci sono industriali di alto livello che arrivano a spendere cifre importanti (migliaia di euro, ndr) per le loro feste, qualcuno avanza pure richieste un po’ balzane: per una festa a Venezia ci chiesero di trovare quattro portantini per un baldacchino: il problema era che non dovevano superare i 90 centimetri di altezza. Li andammo a pescare al circo: pagarono loro vitto, alloggio e cinquecento euro al giorno. Una vita da film, quella di Dora, pur restando umile. Lei non si esponeva mai – aggiunge Domenico – e quando io le dicevo che avrebbe potuto vantarsi, mi prendeva in giro chiamandomi “Pimpinella la sbruffoncella”. Il suo insegnamento era chiaro quanto lampante: se fai bene un costume, cade in maniera impeccabile e dura per anni. I funerali di Dora si terranno nella Chiesa di San Bernardino, a Verona, marted 8 febbraio alle 16.

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4 febbraio 2022 (modifica il 4 febbraio 2022 | 18:49)

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