Veneto, 400 mila lavoratori non vaccinati. Il pressing delle imprese

Due operai al lavoro in un cantiere edile

Sarebbero centinaia di migliaia (la Cgil regionale si spinge a stimarne ben 400 mila) i dipendenti veneti non vaccinati e quindi ancora privi di Green pass. E che entro il 15 ottobre dovranno farsi somministrare almeno la prima dose, pena la sospensione dal posto di lavoro. L’alternativa? Un tampone (a pagamento) ogni 72 ore. Le nuove disposizioni emanate gioved dal governo Draghi per contenere l’emergenza Covid e arginare eventuali nuove ondate di contagi spingono sull’acceleratore della persuasione nei confronti di chi non ha ancora aderito alla campagna vaccinale. Ed ottengono un giudizio positivo pressoch unanime da parte delle categorie, malgrado il rischio di perdere temporaneamente parte del personale. Un problema che potrebbe ripercuotersi specie sulle piccole e medie imprese — dal negozio agli edili — con la conseguenza, soprattutto nel settore delle costruzioni (lo fa notare l’Ance di Padova), di rallentare qualche cantiere. I primi effetti, ad ogni modo, si vedono gi: solo a Treviso, venerd, le prenotazioni vaccinali sono salite del 40% in poche ore, 21 mila a livello regionale.

Il ministro Brunetta

D’altro canto la strada tracciata, come ha ribadito venerd a Treviso, durante il Festival della Statistica, il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta: Con il lavoro di Figliuolo e del governo con il Green pass — ha affermato — siamo all’ultimo miglio, l’ultima fase prima dell’immunit sociale. Quindi dico: lavoriamo assieme perch questa sia una fase di convincimento, informazione e trasparenza.

Confindustria

L’imperativo delle categorie economiche venete, infatti, questo: dobbiamo fare di tutto per uscire dall’emergenza Covid, anche a costo di affrontare carenze di personale ostinatamente obiettore. Non a caso, negli ultimi giorni, gli imprenditori stessi — spalleggiati dai sindacati — hanno avviato campagne di persuasione nei confronti dei lavoratori. C’ un mese di tempo e sono convinto che accadr come nella scuola, con la corsa alle vaccinazioni sostiene il presidente di Confindustria Veneto Enrico Carraro, che si mostra ottimista: Penso — dichiara — che a met ottobre avremo numeri esigui di non vaccinati. Non credo che arriveremo al fermo della produzione, ma una nuova ondata di Covid sarebbe molto peggio.

I sindacati

Anche Cgil, Cisl e Uil sono scese in campo per convincere i pi recalcitranti, come puntualizza il segretario regionale della Cgil Christian Ferrari: Dobbiamo usare questo mese proficuamente. Anche perch — dice — i lavoratori non ancora vaccinati sono centinaia di migliaia, non escluderei circa 400 mila, e si pone gi un problema concreto: ci vorrebbe tempo per immunizzare tutti. Ferrari, comunque, si mostra relativamente tranquillo: Non stiamo parlando di no-vax, ma nella stragrande maggioranza dei casi di persone con perplessit e timori. E qui si apre il capitolo dei controlli: se le aziende pi strutturate godono gi di protocolli di sicurezza concordati con i sindacati, le piccole imprese potrebbero incontrare pi difficolt (con il rischio di multe, sia per i lavoratori sia per i datori). Per questo eravamo a favore dell’obbligo vaccinale. Ad ogni modo — chiude Ferrari — esigiamo prioritariamente il rispetto di tutte le misure gi in vigore, dalle mascherine all’igienizzazione, cos come il ripristino dei fondi per i lavoratori in quarantena.

Ottimisti e dubbiosi

Ottimista, in questo senso, appare Federico Visentin, presidente di Federmeccanica e del Cuoa, nonch amministratore delegato di Mevis di Ros (Vicenza), che con Federmeccanica aveva aperto la questione dell’adozione del Green pass: Non credo che ci saranno problemi di applicazione. Le aziende stanno gi abituate a controllare la temperatura dei dipendenti. Qualche timore in pi, invece, emerge da Confindustria Vicenza: L’obbligatoriet del vaccino sembra cosa semplice, per ovvio che crei tensioni, e questo Paese ha bisogno di tutto meno che di tensioni, esclama la presidente Laura Della Vecchia. Il Green pass — aggiunge — un incentivo forte per spingere la gente a vaccinarsi il pi possibile, anche quelli che sono restii. Dopo il green pass rimarr comunque, perch non possibile ipotizzare che il 100% della popolazione si vaccini. Casomai vergognoso il prezzo dei tamponi a 15 euro.

I timori di Ance: Cantieri a rischio

Ad ogni modo primaria la persuasione dei lavoratori non vaccinati, come tiene a sottolineare anche Patrizio Bertin, presidente regionale di Confcommercio. chiaro che le nuove misure potrebbero gravare molto su di noi, ma il Green pass lo strumento migliore contro nuovi, eventuali lockdown. Siamo pronti ad affrontare eventuali disguidi, l’obiettivo lasciarci alle spalle questa emergenza sanitaria. Concorda Mario Pozza, a capo di Unioncamere Veneto: E ci auguriamo che questa misura non crei tensioni o contrasti nella consapevolezza dell’importanza di uscire definitivamente dal Covid. Ma se qualcuno, come il presidente regionale dell’Ance (costruttori edili) Paolo Ghiotti, ha convinto personalmente alcuni dipendenti a vaccinarsi ( stato sufficiente parlarci di persona) l’omologo provinciale di Padova, Alessandro Gerotto, preoccupato: Il Green pass — afferma — una scelta corretta nelle intenzioni, ma rischia di mettere in seria difficolt le imprese edili con il risultato di vedere i cantieri chiudere o rallentare. Infatti — puntualizza — con le norme che entreranno in vigore i dipendenti non vaccinati e che non fanno il tampone dopo 5 giorni vanno lasciati a casa in aspettativa e costringerebbero cos le imprese ad assumere operai a tempo determinato, ma questo non sempre possibile perch si va a sforare il rapporto tra contratti a tempo determinato e quelli appunto a tempo indeterminato. E lavorare sotto organico significa compromettere la consegna entro i tempi prestabiliti, ma anche formare nuove persone richiede tempo che non abbiamo.

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18 settembre 2021 (modifica il 18 settembre 2021 | 09:10)

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