Strage dell’Antonov, la Cassazione: risarcimenti da ricalcolare

Una foto dei resti dell’aereo poco dopo il disastro

Tutto da rifare. La terza sezione civile della Cassazione ha accolto il ricorso di alcuni familiari delle vittime del disastro aereo di Verona del 13 dicembre 1995 contro la sentenza della Corte d’Appello di Venezia del 9 dicembre 2016 in cui erano stati quantificati i risarcimenti a carico del Ministero dei Trasporti. Nell’evento morirono 49 persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio di un aereo Antonov 24 decollato dalla pista dell’aeroporto Valerio Catullo, di Verona, e precipitato pochi istanti dopo in un campo di Sommacampagna (Verona). La suprema Corte avrebbe censurato l’operato dei giudici veneziani nella riduzione della quantificazione del danno non patrimoniale iure proprio, da 50 mila a 20 mila euro per vittima, ed ha accettato il ricorso contro l’utilizzo delle tabelle risarcitorie applicate dalla magistratura lagunare, anzich quelle adottate dal Tribunale di Milano, le quali prevedono importi pi elevati. La Cassazione ha infine rinviato alla Corte di appello di Venezia in diversa composizione la corretta quantificazione del risarcimento attraverso un nuovo giudizio. L’attesa si prolunga.

Il secondo incidente per gravit dopo Ustica

Lo scorso 13 dicembre sono trascorsi 26 anni dalla strage. E i parenti di alcune delle 49 vittime sono ancora in attesa di giustizia. Era un mercoled sera quel 13 dicembre del 1995: una potente nevicata aveva colpito quasi tutto il Veneto. Quarantanove secondi dopo il decollo, avvenuto alle 19.53, il bimotore turboelica Antonov An-24, precipit a Poiane di Sommacampagna con a bordo 41 passeggeri e otto membri dell’equipaggio. Tutti morti. Delle 49 vittime 30 erano italiane di cui 14 veneti, sei romene, una olandese. Negli anni della delocalizzazione delle aziende nell’Est Europa e in Romania in particolare, erano diretti a Timisoara dove avevano attivit economiche. Era il volo trisettimanale Banat Air 166 da Verona: Fu il secondo incidente dopo Ustica per gravit – ricordava Francesco Zerbinati, che ora sposato e ha due figli ma non ha mai smesso di lottare affinch sia resa piena giustizia alla fidanzata e alle altre 48 vittime rimaste uccise tra quelle lamiere -. Eppure, anche se sembra incredibile, non c’ a Verona una strada, un luogo, un cippo che ricordi il disastro.

Il nodo dei risarcimenti

Dalle indagini emerse che le ali ghiacciate e il peso eccessivo provocarono la caduta del bimotore decollato da Verona: sarebbe bastata un’operazione di sbrinamento di quindici minuti e del costo di 250 mila delle vecchie lire per evitare la strage. In sede penale i giudici stabilirono che le responsabilit andavano individuate nei vertici dirigenziali dello scalo veronese, ma da allora, a 26 anni di distanza, l’iter dei rimborsi non ancora finito: Alcuni parenti sono morti senza avere giustizia, altri si sono arresi e hanno preferito abbandonare: troppo stress, nuovo dolore, rivela Zerbinati. Nel 2010 era stato fissato un risarcimento di 50mila euro, ma in secondo grado stata ridotta a 20mila euro la liquidazione del danno da parte di Aeroporto Catullo Spa e ministero delle Infrastrutture. Il tutto, con una scioccante motivazione: Il lasso di tempo che permette il riconoscimento agli eredi del danno da morte stato troppo breve, 12 secondi. Per i giudici, manca la prova della consapevolezza dei passeggeri dell’imminente catastrofe, quindi ai congiunti spetta solo il risarcimento conseguente alla lesione della possibilit di godere del rapporto parentale con il defunto. Frasi che valgono un pugno nello stomaco, per i familiari ma non solo.

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12 aprile 2022 (modifica il 12 aprile 2022 | 20:10)

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