Spara alla moglie e si uccide, funerali congiunti in Trentino. Il prete: «La famiglia ha voluto così»

Spara alla moglie e si uccide, funerali congiunti in Trentino. Il prete: La famiglia ha voluto cos

Ci vorr tempo per capire. Capire se nel parlare di altro della fila di persone che salivano la collina della chiesa di Castello si dovesse leggere un tentativo di rimozione o semplicemente lo smarrimento davanti a una tragedia troppo grande per parlarne. E anche per capire quelle due bare identiche, di legno chiaro, addirittura troppo vicine tra loro, quasi a toccarsi una accanto all’altra. Una scelta delle famiglie, ha chiarito immediatamente il parroco don Albino. Non solo dei figli, ma anche dei genitori e dei fratelli di Viviana Micheluzzi, uccisa a colpi di pistola alla nuca dal maritoMauro Moser che poi s’ tolto la vita. Una scelta che non vuole essere una assoluzione n una negazione, ha chiarito a loro nome lo stesso parroco, ma solo un tentativo di riconciliazione con la vita. Che per loro, deve andare avanti.

Il sacerdote

Hanno bisogno di vedere loro due — ha proseguito — la vittima e colui che l’ha uccisa, ancora assieme. In un disperato tentativo di riunire quello che i colpi di pistola di lui hanno spezzato nel pi violento e inaccettabile dei modi. Non c’ nessuna assoluzione, forse nemmeno perdono. Ma per affrontare un dolore inconsolabile, ingiustificabile, inaccettabile e incomprensibile la famiglia ha scelto di compattarsi attorno a quelli che per loro erano genitori, figli e fratelli: L’unico modo, hanno detto, per trovare la forza di affrontare questo momento e, si augurano, quelli che verranno. Per il parroco, unica voce di una cerimonia in cui sia il sindaco di Castello di Fiemme, in Trentino, che i familiari dei due defunti hanno scelto di farne anche il proprio portavoce, e non solo il celebrante, una lezione di umanit. Non cedere alla tentazione di dividersi tra colpe e ragioni, tra buoni e cattivi. Nemmeno in un caso come questo, quando fin troppo facile sarebbe farlo perch a nessuno sfugge la distanza incolmabile che c’ tra chi perde la vita per mano di un altro, e chi gliela toglie, prima di uccidere anche se stesso. Ma in una vita di ognuno dilaniata tra infiniti conflitti, non sono condanne e assoluzioni che possono aiutare a ritrovare, per quanto possibile, la pace e la forza di andare avanti. Per questo ci sono la giustizia, le indagini e gli approfondimenti che pure faranno come doveroso il loro percorso fino in fondo.

Il silenzio

A Castello di Fiemme ci sono tre ragazzi rimasti orfani, e le persone pi vicine a loro, che cercano un modo per aiutarli ad affrontare un dramma che va oltre quanto si possa sopportare. Questo ha voluto tentare di essere la cerimonia. Composta e ferma, in un silenzio pesante pi di quanto non lo sia gi quello di qualsiasi funerale. Rispetto per il dolore di chi rimasto e per l’intera comunit che sta facendo i conti con un orrore che non poteva immaginare. Fin dal primo momento, marted, quando proprio i figli avevano dovuto scoprire i corpi dei loro genitori, l’intera famiglia ha scelto il silenzio. Un silenzio che la comunit ha protetto e vegliato, chiedendo il rispetto per un dolore troppo pesante per sopportare intrusioni. La decisione, spiazzante come l’ha definita lo stesso don Albino, aiuta a capire perch. Alla cerimonia funebre ha assistito gran parte del paese, fermatosi nel lutto cittadino. Moltissimi giovani, gli amici di Oscar, Ivan e Nico. Siamo qui per fare corpo unico con loro e tutti i loro cari — stata l’introduzione a nome anche del sindaco di Castello Marco Larger — incoraggiarci a vicenda, farci compagnia. Una presenza che come comunit civile e religiosa l’unica parola che sappiamo dire loro. Un incoraggiamento al quale si aggiunto quello del vescovo di Trento, Lauro Tisi: Prego perch il dolore non spenga il cuore dei tre giovani. Prego perch tutti sappiamo trovare la forza del perdono.

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1 aprile 2022 (modifica il 1 aprile 2022 | 21:13)

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