Sei Province venete vanno al voto: pronta la legge per farle rinascere

Il Consiglio provinciale di Padova

Ora, pur vero che in tempi di maggioranze Ursula, governi Draghi e Grandi Coalizioni, il confine tra la destra e la sinistra s’ fatto via via pi sfumato, al punto da rendere l’una indistinguibile dall’altra. E per sfidiamo chi legge a capirci qualcosa, sul piano politico, delle elezioni provinciali che si celebrano il 18 dicembre. Intanto, non si vota dappertutto e dove si vota, non si vota allo stesso modo. Per la Citt metropolitana di Venezia, ad esempio, dove il presidente di default il sindaco del capoluogo lagunare Luigi Brugnaro, le elezioni si sono tenute due settimane fa. A Verona, Vicenza e Padova si elegger il nuovo consiglio ma non il nuovo presidente, perch la legge Delrio ha sfalsato i due mandati: il primo resta in carica due anni, il secondo quattro, per cui ogni presidente attraversa due consigli, potenzialmente con due maggioranza diverse (a Verona c’ Manuel Scalzotto, a Vicenza Francesco Rucco, a Padova Fabio Bui).

Treviso, Belluno e Rovigo al rinnovo totale

A Treviso, Belluno e Rovigo, invece, si compie l’allineamento e dunque oltre al consiglio si rinnover pure il presidente, per in due casi su tre, Treviso con Stefano Marcon e Belluno con Roberto Padrin, c’ un unico candidato, indicato di comune accordo da tutti i partiti (in qualche caso per scelta, in qualche altro per condizione). Si dir: okay, ma almeno a Rovigo, il solo capoluogo in cui va in scena il duello in stile classico, i contendenti reggeranno i vessilli della destra e della sinistra… Nossignore: Enrico Ferrarese, sindaco di Stienta, sostenuto dalla Lega, da alcune amministrazioni civiche (come quella di Rovigo guidata per il centrosinistra da Edoardo Gaffeo) e da esponenti del Pd scomunicati dalla segreteria; Gian Pietro Rizzatello, sindaco di Costa, invece sostenuto da Forza Italia, Fratelli d’Italia, Italia Viva e dal Pd ufficiale, che per fa sapere di correre solo per la lista, non per il presidente notoriamente di centrodestra.

Nomi, liste e simboli

Gi, le liste. Anche qui, si resta smarriti: nessun partito si presenta col proprio simbolo, si dice per via del fatto che si tratta di un’elezione di secondo grado, il che magari contribuir a non urtare la sensibilit dei sindaci civici, che nei 563 municipi del Veneto sono larghissima maggioranza, ma di sicuro non aiuta il cittadino a farsi un’idea di cosa sta succedendo nell’ente di mezzo, gi di suo piuttosto impopolare. tutto un Avanti Treviso, Progetto Dolomiti, Uniti per il Polesine, Amministratori per il territorio, Casa dei Comuni Nord e Casa dei Comuni Sud (a Vicenza non si sono divisi per appartenenza politica ma territoriale). Il caso pi estremo Padova dove non ci sono neppure liste contrapposte ma un unico listone omnibus con tutti dentro non a caso chiamato La Provincia di tutti, nessuno escluso.

Affare di sindaci e consiglieri

evidente che, stanti cos le cose, l’elezione delle Province sar quest’oggi affare solo dei sindaci e dei consiglieri comunali chiamati dalla legge al voto, un esercizio utile a verificare i rapporti di forza sul territorio (magari in vista di candidature pi prestigiose), vendicare antiche inimicizie e testarne di nuove, riassettare gli equilibri nei partiti. E vien da chiedersi: ma non era meglio quando si stava peggio? Piuttosto che prendersi le Province cos, non era meglio tenersi quelle che c’erano? La domanda se la sono posta anche a Roma, dove effettivamente tre diversi sottosegretari (Stefano Candiani, Achille Variati e Ivan Scalfarotto) hanno lavorato negli ultimi tre anni ad un progetto di legge che potrebbe approdare in Consiglio dei ministri subito dopo la sessione di bilancio e, se approvato in parlamento, segner se non la resurrezione, quanto meno la rivitalizzazione delle Province.

Una nuova legge

Prevede infatti il superamento della Delrio, il ripristino dei 5 anni di mandato sia per il presidente che per il consiglio, il ritorno della giunta (per quanto ridotta a tre assessori), una divisione netta tra maggioranza e opposizione, la riassegnazione di molte delle competenze oggi sparpagliate tra Regione e Comuni, dalla caccia e pesca alla cultura, fino alla protezione civile (si spera con le relative risorse). Giusto l’altro ieri stato varato lo schema del decreto per le nuove assunzioni, dopo il blocco del turnover e il dimezzamento degli organici del 2015, e le Province dovrebbero giocare un ruolo fondamentale anche nella gestione del Pnrr, facendo da stazioni appaltanti per i Comuni pi piccoli (hanno gi iniziato con scuole, asili e rigenerazione urbana). Tutto come prima? Non esattamente. Sull’elezione diretta, infatti, non c’ l’accordo politico: si resta cos, e chi ci capisce qualcosa bravo.

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18 dicembre 2021 (modifica il 18 dicembre 2021 | 16:50)

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