Piazza della Loggia, il testimone: «A Verona i carabinieri chiesero a Ferrari di far esplodere un locale gay»

La strage di piazza della Loggia a Brescia nel 1974

Presso la stazione carabinieri di Parona erano avvenute riunioni clandestine tra elementi dell’Arma, estremisti di destra e, verosimilmente, elementi del Sid. il passo di un’informativa inviata dagli investigatori alla procura di Brescia e finita agli atti della nuova inchiesta sulla strage di piazza della Loggia. L’indagine punta il dito contro due ex ordinovisti veronesi: Marco Toffaloni, che oggi ha 64 anni e abita in Svizzera, e Roberto Zorzi, 68 anni, ex marmista che si rifatto una vita negli Stati Uniti. Il primo accusato di aver piazzato la bomba che il 28 maggio del 1974 provoc otto morti e un centinaio di feriti. Il secondo avrebbe dato supporto, rientrando nel gruppo soprannominato I Maghetti, da dove i leader di Ordine Nuovo pescarono la manovalanza per eseguire l’attentato. I carabinieri hanno riascoltato vecchi e nuovi testimoni. Il risultato un volume enorme di documenti attraverso i quali possibile ricostruire non solo le fasi che portarono all’esplosione ma anche il clima politico che si respirava a Verona in quegli anni e la rete di complicit che univa uomini dello Stato e terroristi neri.

Il funerale di Ferrari

Il teste chiave era legato a un ragazzo che ha avuto un ruolo cruciale nella strage: Silvio Ferrari, militante dell’estrema destra che mor la notte del 19 maggio del ‘74. Stava trasportando sulla sua Vespa una bomba che – si disse – doveva piazzare di fronte la sede di un sindacato a Brescia, ma l’ordigno esplose prima del tempo e non gli lasci scampo. Pochi giorni dopo il suo funerale (al quale avrebbe partecipato Zorzi), i sindacati organizzarono una manifestazione antifascista in Piazza della Loggia. E il resto Storia. Per la prima volta il testimone svela quel che sa agli investigatori. Dice che Ferrari prima si incontrava con Toffaloni e subito dopo entrava in alcuni palazzi di Verona uscendone con denaro, fotografie, microspie… Come raccontato sul Corriere del Veneto, sono tre gli edifici indicati: la caserma di Parona, palazzo Carli (gi sede della Ftase, il Comando delle Forze terrestri alleate del sud Europa) e un anonima struttura in via Montanari di propriet dell’Inps dove per, si scopre, per anni il servizio segreto militare (Sid) piazz il centro del controspionaggio.

La bomba al Blue Note

in quei luoghi che sarebbero avvenuti gli incontri segreti tra gli estremisti, alcuni carabinieri e il generale Francesco Delfino (morto nel 2014) personaggio che ha attraversato molte inchieste importanti e che nel 2007 fu rinviato a giudizio, e poi assolto in via definitiva, proprio in relazione alla strage di Piazza della Loggia. Stando a quanto emerge dalle indagini, l dentro si parlava di alzare lo scontro, dare una svolta violenta alla lotta. Seppi dallo stesso Silvio che al “Blue Note” sarebbe stata messa una bomba e che proprio lui avrebbe dovuto collocare l’ordigno. Il Blue Note era un locale frequentato da gay e da prostitute e magnaccia. Non posso ricordare i discorsi di 40 anni fa, ma lui mi dava una spiegazione politica: questo attentato avrebbe aiutato la destra, o meglio avrebbe aiutato a far venire in Italia un regime militare. Pi volte avemmo occasione di parlare di questo attentato nei mesi che precedettero la sua morte. Egli mi precis che agiva per i carabinieri ed erano i carabinieri che volevano questo attentato. Dopo aver piazzato l’ordigno, il piano prevedeva che Ferrari lasciasse Brescia: In una di queste riunioni il Delfino disse a Silvio che dopo l’estate avrebbe dovuto trasferirsi a Milano dove gli sarebbe stato procurato un lavoro come copertura, continuando a lavorare per loro. L’attentato doveva avvenire il 19 maggio. Una telefonata anonima avvert la polizia che una bomba era stata piazzata al Blue Note ma gli agenti non trovarono nulla. A poca distanza Silvio Ferrari era gi saltato in aria.

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29 gennaio 2022 (modifica il 29 gennaio 2022 | 13:14)

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