Morto Mauro da Mantova, il primario: «Curato per 22 giorni, ma era arrivato in condizioni disperate»

Maurizio BurattiAbbiamo fatto tutto il possibile. Non la prima volta, dal marzo 2020, che tra le mura del reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Borgo Trento, pi volte ampliato per fare spazio ai pazienti Covid delle varie ondate, risuona questa frase. Questa volta le parole dei medici e degli infermieri riguardano Maurizio Buratti, noto ai pi come Mauro da Mantova. Una celebrit suo malgrado, pi per quello che aveva detto pochi giorni prima del ricovero che per altri motivi. Nel suo ultimo intervento alla Zanzara, trasmissione di cui era spesso ospite, si era vantato di essere andato al supermercato con la mascherina abbassata, a fare l’untore come aveva puntualizzato. Era gi in azione quel virus che, pochi giorni dopo, l’avrebbe costretto ( la parola giusta, visto le resistenze iniziali) al ricovero. Era il 5 dicembre: da Mantova a Verona, una scelta dettata da preferenze personali (l non ci sono i comunisti, ultima battuta, destinata a diventare famosa).

Un caso difficile e grave

Che si trovassero davanti a un caso difficile, i medici veronesi l’hanno capito fin da subito: la saturazione bassissima (sotto il 60%, dato praticamente impossibile e mai confermato dall’ospedale, ma che nell’esagerazione d l’idea di come fossero ridotti i polmoni). A una successiva radiografia, l’apparato respiratorio appariva – sono le parole sempre di uno dei primi medici che l’ha preso in cura – bianco, ossia in fase avanzata di infezione. A questo si aggiunge il fatto che Buratti arrivato tardi alle cure intensive, sempre per un suo rifiuto. Un quadro clinico che confermato, dopo il decesso, dal direttore del reparto, Enrico Polati. Il paziente – racconta era arrivato nel nostro ospedale gi in condizioni disperate –. Abbiamo fatto di tutto e di pi, ma la malattia stata inesorabile. rimasto in terapia intensiva 22 giorni. Durante tutto questo periodo l’ospedale rimasto in contatto con la figlia. Anche questa un’operazione che fa parte della triste routine pandemica. Abbiamo sempre un contatto di riferimento che sentiamo una volta al giorno – spiega Polati –. Nel caso di questo paziente era la figlia, con cui ci siamo sempre sentiti. Fino alla triste, definitiva notizia, nel tardo pomeriggio del 27 dicembre.

Le accuse dei negazionisti a medici e infermieri

Buratti, che in passato ha fatto il carrozziere in provincia di Mantova (lui risiedeva a Curtatone), soprattutto all’inizio, non stato un paziente facile non solo per le condizioni in cui si trovava. Il personale medico ha ormai fatto il callo alle accuse che vengono dall’area pi estrema della galassia no vax e che corrono nelle chat su Telegram. Ma stando alla testimonianza di un’infermiera, lui andato un po’ oltre. La spocchia che mostrava in radio appena il dieci per cento di quella che ha fatto vedere di persona quando arrivato in Pronto soccorso. Era una persona, e lo abbiamo curato con ogni mezzo. Ma siamo stanchi di essere derisi e insultati da chi deve poi ricorrere a noi quando si trova con l’acqua alla gola.

Il cordoglio di Cruciani e Parenzo

In questi giorni la Zanzara non va in onda: pausa natalizia. I conduttori, Giuseppe Cruciani (che ha personalmente convinto Buratti a recarsi in ospedale) e David Parenzo hanno pubblicato sentite parole di cordoglio sui social. Ma sempre sul web corre la polemica, con molti che chiedono la chiusura del programma per aver dato voce proprio a Mauro, rafforzandone – l’accusa – le convinzioni no vax.

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29 dicembre 2021 (modifica il 29 dicembre 2021 | 09:44)

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