Marco Ceron: «Un canestro in A dopo tre anni, un’emozione. Dopo l’incidente nessuno mi voleva più»

Marco Ceron, 29 anni, mentre realizza il canestro in penetrazione contro Treviso (Ciamillo)

Marco Ceron, 29 anni, di Mirano (Venezia) sabato contro Treviso arrivato un canestro atteso 1.147 giorni. Ossia da quel 25 novembre 2018 quando la sua carriera rischi di interrompersi per la frattura al cranio rimediata in un contatto fortuito col suo attuale compagno di squadra Mam Jaiteh. Che lo ha tenuto pi di un anno lontano dai parquet che prima aveva calcato con le maglie di Recanati, Venezia, Pesaro e Brescia.

Che cosa ha rappresentato questo canestro?
Per me molto, anche se per altri magari stato solo un canestro. stato come mettere uno stop a un lungo digiuno e alle sofferenze che mi hanno accompagnato in questi anni. Un punto di ripartenza per il quale magari bastano piccole cose che per dentro di me sono significative.

Che cosa ricorda dell’incidente?
Solo l’ospedale. Mi hanno raccontato che non riuscivo a respirare perch la lingua si era arrotolata su s stessa ed stata sbloccata del dottore in campo. Ricordo di essermi svegliato a letto in ospedale in tenuta da basket, non capivo cosa fosse successo poi l’infermiera mi dice che ho preso una botta e devo operarmi.

Quel giorno venne operato d’urgenza all’ospedale di Brescia, poi una nuova operazione arrivata il 28 luglio 2019 quando le stata impiantata in testa una protesi di titanio realizzata con una stampante 3D per permetterle di tornare all’attivit. Come ha vissuto quel periodo?
Sono stati anni lunghi, soprattutto perch tutto ha subito dei ritardi. Ho dovuto aspettare il secondo intervento perch non ero idoneo a tornare dopo il primo e non ero nemmeno in grado. C’erano pezzi del cranio non ancora ben saldi, anche col caschetto protettivo non sarebbe stato sicuro iniziare.

L’intervento del luglio 2019 viene effettuato a Torino, la citt della squadra contro cui aveva patito l’infortunio.
Una delle tante coincidenze. Bonetti, allora patron di Brescia, mi affid al dottor Zenga che era un suo amico. Ma anche dopo quell’intervento, ho dovuto aspettare fino a novembre per l’idoneit facendo ricorso perch inizialmente non mi era stata riconosciuta. Ho tribolato, non volevano darmela nonostante la protesi di titanio: “La mia testa adesso pi dura” dicevo loro. Alla fine andata.

Ceron con la placca di titanio che gli stata inserita (Ansa)

Ha mai pensato di non farcela?
Tutto quello che avevo sacrificato in termini di tempo e di energie, il mio sogno da bambino stava svanendo velocemente. Appena ricevuto il via libera per giocare mi sono infortunato di nuovo e quando sarei potuto rientrare si fermato il campionato per il Covid: sembrava una maledizione. Per amo guardare il bicchiere mezzo pieno, oggi sarei anche potuto non essere qui o magari avere gravi danni per la mia vita quotidiana. Mi sento fortunato, per un po’ di credito credo di averlo.

Chi le stato vicino in quei momenti?
Brescia una citt che mi ha sostenuto, poi la mia famiglia, la mia fidanzata, gli amici: non mi sono mai sentito solo. stata dura non trovare squadra fino a gennaio 2021, quando mi ha chiamato Mantova. Quando mi sentivo a posto ma non avevo l’ok per tornare a giocare c’era speranza, quando sei a posto e non ti viene data l’opportunit ti butti gi. Non mi voleva nessuno. Quello stato il momento pi duro.

Fra i tanti incroci della sua storia c’ l’avere ritrovato Jaiteh come compagno di squadra alla Virtus.
Una bella storia. Se nella mia testa dovevo mettere un punto e ricominciare, la ciliegina sulla torta aver ritrovato la persona con la quale successo l’incidente, un cerchio che si chiude. Vederlo tutti i giorni in palestra e allenarmi con lui mi ha ulteriormente sbloccato. Forse pi significativo che segnare un canestro.

Qui ha poi ritrovato anche Michele Ruzzier, con cui il legame era nato a Venezia ed sempre stato al suo fianco in quel periodo difficile.
il mio migliore amico, un fratello. Un rapporto nato nell’anno insieme alla Reyer, con Recalcati allenatore, quando eravamo vicini di casa e che continua tuttora.

La chiamata della Virtus l’ha sorpresa?
Mi ha lasciato senza fiato, non ci credevo. Ho pensato che un’occasione del genere non mi sarebbe capitata nemmeno se non mi fossi fatto male. Dopo tutto quello che ho passato, anche solo avere la possibilit di conoscere e vedere come lavorano certi campioni una benedizione. Ai miei amici dico che essere in palestra con Belinelli e Teodosic come fare un master per il quale vengo anche pagato. Prendete Beli: in camera mia a casa dei miei genitori ho ancora il poster di una sua schiacciata 360 che fece al PalaDozza con la maglia della Fortitudo.

Invece, Marco Ceron fuori dal campo chi ?
Mi piace muovermi a piedi, vivo in zona San Mamolo e il centro a due passi cos mi piace uscire a cena con la mia fidanzata perch a Bologna si sta benissimo. Poi ho un cagnone che mi ha cambiato la vita, un Akita americano di 50 chili che si chiama Memphis perch il mio idolo calcistico Memphis Depay.

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20 gennaio 2022 (modifica il 20 gennaio 2022 | 08:18)

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