«La cocaina, il ricatto e la festa da Morisi». Ecco perché la Procura ha archiviato il caso

Luca Morisi

L’avvio della vicenda

Il caso aveva tenuto banco alla vigilia delle ultime elezioni passando rapidamente dal piano giudiziario a quello politico. Ma ora che la magistratura ha chiuso le indagini – e in attesa che si pronunci il giudice – possibile rileggere l’intera vicenda attraverso i documenti e le testimonianze raccolte dagli investigatori. Il sostituto procuratore Stefano Aresu aveva aperto un fascicolo per violazione della Legge sugli stupefacenti a carico del 48enne social manager e dei due escort romeni che vivono a Milano: il ventenne Petre e il suo amico David, di 25 anni. Quel giorno i carabinieri avevano risposto alla richiesta di aiuto di Petre, il quale sosteneva che durante un rapporto sessuale era stato drogato e derubato dal compagno in accordo con il cliente da lui indicato in un influente politico. Fuori dalla casa di Belfiore, ai militari aveva consegnato una bottiglietta di Ghb, la droga dello stupro, della quale lui e l’altro escort si rimpallavano la responsabilit della detenzione. Pochi minuti dopo era arrivato anche Morisi. E lentamente gli investigatori avevano cominciato a ricostruire ci che era accaduto nelle ore precedenti. Dal racconto dei tre, era emerso che il padrone di casa si era accordato con David, contattato su una chat per escort, per avere un incontro a pagamento (…) di complessivi 2.500 euro, e cio mille per ciascuno di loro e 500 per le spese di viaggio.

La droga e il risveglio

Il pm ricostruisce che Petre, in stato di agitazione, specificava che Morisi gli aveva offerto della cocaina e che, avendo assunto anche Ghb, era stato male tanto da addormentarsi. Al risveglio si era reso conto di essere stato drogato. Inoltre, poich il versamento dei bonifici era avvenuto sul conto del compagno David, si riteneva anche derubato. Raccolte le prime testimonianze, era scattata la perquisizione dell’appartamento che aveva portato al rinvenimento di tracce di cocaina. Non solo. Petre raccontava agli investigatori che, al suo risveglio ancora in stato confusionale a causa degli stupefacenti assunti, Morisi aveva tentato un nuovo approccio e questo per lui era un abuso; e quando aveva minacciato di chiamare i carabinieri lui gli aveva detto di essere una persona benestante, che lo avrebbe pagato, e di essere un collaboratore di Salvini.

Un evento occasionale

L’ex artefice della Bestia ha invece sostenuto che essendo un personaggio pubblico, era stato attento a non rivelare le sue generalit ma che probabilmente i due escort l’avevano scoperto dal nome riportato nei bonifici e vedendo una sua foto insieme a Salvini mentre sfogliavano le immagini del suo Ipad, sebbene lui avesse sorvolato quando gli avevano chiesto come facesse a conoscerlo. Cambia poco. Morisi per rivela anche un altro fatto: una volta usciti dalla caserma dei carabinieri, i due gli avevano domandato diecimila euro per non denunciarlo. Un ricatto, quindi, sebbene gli fosse sembrata una richiesta surreale a cui non aveva dato peso. Le chat nelle quali i tre si accordavano sia sul compenso che sulla droga, hanno per reso palese che ciascuna delle parti avesse gi nella disponibilit lo stupefacente e che intendevano condividerlo (…) nel corso di un incontro che doveva svolgersi in un clima di euforia e divertimento. Fatti che – sottolinea il pm – sono di particolare tenuit perch la quantit non era eccessiva e si era trattato di un evento occasionale come ha confermato lo stesso Morisi sottoponendosi all’esame del capello per dimostrare che non un assuntore abituale. Escluso anche il ricatto, visto che – secondo il pm – la richiesta di diecimila euro per evitare la denuncia era verosimilmente dovuta alla confusa situazione del momento e alla precaria condizione psicofisica di tutti gli indagati.

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23 dicembre 2021 (modifica il 23 dicembre 2021 | 08:04)

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