Ibis sacro, dalla Francia al Veneto: «Forse fuggiti da gabbie rotte di parchi zoologici»

L’ibis sacro ormai da considerarsi un uccello della fauna veneta, al pari della folaga, del germano reale, dell’airone cenerino e del martin pescatore. In 67 anni, la prima volta che avvisto l’ibis sacro nella campagna veronese sostiene Gianfranco Venturini, da trent’anni impegnato nella fotografia naturalistica: Ne avevo visti in Camargue tanti anni fa – continua – ma mai qui. A fine gennaio, nella campagna circostante Cologna Veneta, ne ho avvistato uno. Il giorno successivo sono uscito per vedere se riuscivo a trovarlo e ne ho visti ben quattro esemplari in localit Miega: peccato non avessi con me la mia migliore attrezzatura per fare le foto.

La provenienza

L’ibis sacro, l’uccello che nell’Antico Egitto veniva venerato come una divinit, in quanto considerato la rappresentazione terrena del dio Thot, un animale inconfondibile per il colore bianco di corpo e ali, in netto contrasto con il nero del becco, con testa e collo nudi, cio senza penne. Estinto in Egitto ma ampiamente diffuso in Africa sub-sahariana, in Italia l’ibis sacro si trova soprattutto nelle risaie del Piemonte e nella pianura padana. Secondo alcune teorie, i “nostri” ibis potrebbero essere di origine francese — spiega Maurizio Sighele, presidente dell’associazione Verona Birdwatching —. Verso la met degli anni Novanta, diversi esemplari sono fuggiti da gabbie rotte (probabilmente a seguito di una forte tempesta) di parchi zoologici, adattandosi all’ambiente e successivamente riproducendosi con successo, dando vita a popolazioni stabili. Alcuni tra loro sarebbero poi arrivati fino in Italia. Altri studiosi invece ritengono che possano essere scappati direttamente da zoo o da allevatori privati italiani. In ogni caso si tratta di animali sfuggiti dalla cattivit e adattatisi all’ambiente naturale, come spesso succede con le specie esotiche.

Specie invasiva, rischio per l’ecosistema

Gli uccelli ospitati nei giardini zoologici sono spesso marcati, come ad esempio con un anello alla zampa — aggiunge —. In Svizzera, ad esempio, a fine anni Novanta sono stati trovati ibis sacri della Germania. Lo stesso successo in Olanda, Portogallo, Spagna. Questi uccelli si sono trovati bene e hanno iniziato a essere presenti nel territorio e nidificare. I primi insediamenti italiani sono relativi all’area del Piemonte. Da noi ha iniziato a capitarne qualcuno a fine anni Novanta, ma si trattava di un evento eccezionale: ne sono stati visti un paio in dieci anni. Quando hanno iniziato ad aumentare sia le segnalazioni che il numero degli individui, significa che la specie si naturalizzata. Si sono espansi come numero e come territorio: sono stati osservati da Verona a Venezia, al delta del Po e in tutta la pianura padana. Questo significa che non pi un evento eccezionale avvistare degli ibis sacri, quello che c’ di eccezionale che da un paio d’anni nidifica in Veneto chiosa Sighele. Questa specie alloctona (non presente allo stato selvatico, ndr) considerata invasiva, come la nutria, il visone, lo scoiattolo grigio: se non fosse stato per l’uomo, non sarebbero presenti in questo territorio. Questo pu creare un problema nell’ecosistema, perch potrebbe essere dannoso per le specie nostrane, ma un argomento dibattuto e le prove sono ancora tutte da stabilire.

La newsletter del Corriere del Veneto

Se vuoi restare aggiornato sulle notizie del Veneto iscriviti gratis alla newsletter del Corriere del Veneto. Arriva tutti i giorni direttamente nella tua casella di posta alle 12. Basta cliccare qui.

23 marzo 2022 (modifica il 23 marzo 2022 | 19:17)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti più seguiti

Articoli Correlati