Green pass falsi a Verona, Severino Turrini (ex Brigate Rosse) nella banda

Lo scambio di soldi per la finta vaccinazione, nel riquadro, Severino Turrini

Fake pass a Verona, finti certificati verdi a pagamento: dopo le sei ordinanze di carcerazione emesse dal gip e il video-scandalo diffuso dai Nas, tutti attendevano di conoscere il nome del medico di base filmato mentre – questa l’accusa – riceve le banconote (300 euro a paziente) e le carte d’identit dei soggetti di cui fingere l’avvenuta vaccinazione contro il Covid 19. Lui, il camice bianco finito in carcere con una raffica di contestazioni, dal falso alla corruzione fino alla truffa ai danni dello Stato, il dottor Michele Mario Perini, classe ‘65, nato a Ferrara, residente a Verona. Nel suo curriculum, si descrive come medico chirurgo, specialista in patologia clinica, esperto in termalismo – idrologia – mesoterapia – agopuntura, ufficiale medico in congedo, lavoro pregresso in industria multinazionale farmaceutica (GlaxoSmithKline), lavoro attuale come medico di medicina generale. Attualmente esercitava come medico di base in due studi, entrambi nel capoluogo scaligero: quello principale in via Carlo Cipolla, quello secondario in via Conegliano. Riceveva su appuntamento, bastava contattarlo al cellulare che aveva reso pubblico su internet. Il suo era il nome pi atteso nell’ambito dell’inchiesta condotta dal pm Paolo Sachar, ma tra i presunti complici del medico di base, ce n’ un altro ad attirare l’attenzione ed quello di Severino Turrini, nato a Valeggio sul Mincio, Verona, 74 anni fa ed entrato pi volte in passato nelle pagine di cronaca nera.

Spunta l’ex brigatista pluriomicida

Turrini infatti un ex brigatista rosso, pluriomicida (ha scontato per intero una pena per avere ucciso due guardie carcerarie) e venne coinvolto nel 2010 in un traffico internazionale di stupefacenti: la squadra Mobile di Padova, all’epoca, gli sequestr quasi un milione di euro. Aveva accumulato quel tesoro a sei zeri nonostante i quasi vent’anni passati dietro le sbarre e qualche saltuario lavoro in una cooperativa. L’ex Br era stato arrestato a gennaio del 2010 perch accusato di essere a capo di una banda in grado di importare chili di cocaina pura dalla Spagna e dall’Olanda: da allora, di lui, si erano perse le tracce fino a 48 ore fa, quando il suo nome comparso tra i sei di cui il gip Luciano Gorra ha ordinato l’arresto in carcere per i finti green pass a insegnanti, medici, infermieri, militari, ovvero alle categorie sottoposte all’obbligo vaccinale. Per gli appartenenti alle forze dell’Ordine il trattamento sarebbe stato di favore, anzich pagare 300 euro per loro era gratis.

La banda e le accuse

In base alla ricostruzione della Procura scaligera, il dottor Perini accusato di corruzione insieme al marocchino residente a Verona Mohamed Ramzi, classe ‘68: il camice bianco, in qualit di medico di medicina generale in convenzione con la Usl 9 Scaligera, avrebbe ricevuto per ogni falsa attestazione di avvenuta somministrazione del vaccino anti covid o di eseguito tampone la somma di 300 euro circa, cifra che il medico riceveva da Ramzi che glieli corrispondeva materialmente. Per il medico, inoltre, c’ l’ulteriore contestazione di falso ideologico in concorso con gli altri 5 destinatari dell’ordinanza di carcerazione: oltre ai gi citati Ramzi e Turrini, gli altri intermediari sotto accusa rispondono ai nomi di Silvio Perrone, classe ‘58, nato a Bologna e residente a Verona citt; Cosmin Balanoiu, romeno classe ‘89, residente a Verona; Mohammed Laaraj, marocchino del ‘66, residente a Verona. Tutti, come il medico, rispondono di falso per aver indotto in errore il ministero della Salute che, sull’erroneo presupposto della reale effettuazione del vaccino anticovid, rilasciava il green pass. Per il solo dottor Perini c’ inoltre l’accusa di truffa allo Stato per aver percepito indebitamente dal Servizio sanitario ulteriori 5mila euro come corrispettivo delle vaccinazioni mai eseguite (a ogni medico spettano 6,16 euro a somministrazione). Non finita, perch Perini risponde anche di peculato per essersi appropriato delle dosi di vaccino da iniettare ai pazienti.

Nei guai anche i pazienti

Sono accusati di falso anche i 277 pazienti che, attraverso il presunto giro illecito, avrebbero ottenuto la certificazione verde senza essersi mai sottoposti a vaccinazione. Dagli atti dell’accusa, inoltre, spuntano anche i nomi di alcuni appartenenti all’Arma dei carabinieri indagati a piede libero per truffa ai danni dello Stato: Pur non essendo vaccinati – l’ipotesi avvalorata nei loro confronti dagli inquirenti – inducevano in errore la loro Amministrazione di appartenenza, esibendo falsa documentazione attestante l’adempimento dell’obbligo vaccinale, che permetteva loro di non essere sottoposti a provvedimento di sospensione, percependo il trattamento economico stipendiale e l’indennit pensionabile che, in caso di sospensione, non sarebbe stato loro corrisposto.

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26 marzo 2022 (modifica il 26 marzo 2022 | 08:27)

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