Garda, gli hotel ripartono senza personale: «Costretti a rubarcelo a vicenda»

Aun mese e mezzo dal via della stagione, su 400 strutture ricettive del lago di Garda iscritte a Federalberghi Garda Veneto, nessuna ha la squadra completa. Non era mai successo giura Ivan De Beni, guida dell’associazione. Manca soprattutto personale di primo livello: addetti alle pulizie, al ricevimento, camerieri. Ma non solo. Anche i caposala sono difficili a trovarsi. Anche perch chi gestisce un hotel sul lago ti racconta che in passato, in questo periodo dell’anno, la casella e-mail riceveva 5-6 curriculum al giorno: ora nessuno. Adesso siamo noi che dobbiamo cercare il personale e spesso tentiamo di rubarcelo a vicenda, dice De Beni.

La quantificazione del fabbisogno

Quantificare quel fabbisogno dura. Non un bel segnale per quel lago che, storicamente, intercetta il 75% del flusso turistico verso il territorio veronese. Anche perch a inizio aprile si aprir la stagione 2022 che, in teoria, dovrebbe mettersi definitivamente alle spalle i problemi di restrizioni e norme anti-Covid: se il turismo interno dovesse essere scoraggiato dall’inflazione (si vedr), dal turismo straniero comunque attesa quella ripresa che pu sbloccare l’impasse.

La lettera agli associati

E che la voce personale sia un nodo assai delicato lo dimostra la lettera inviata da De Beni ai soci in occasione della presentazione del progetto Sii ricettivo che, guarda caso, esprime l’impegno formale della categoria alla valorizzazione dei giovani nel percorso e nel ruolo aziendale, unitamente alla reale disponibilit a stage formativi. I co-protagonisti del progetto sono la stessa Federalberghi e tre istituti, l’Ipsar Luigi Carnacina di Bardolino, l’Its Academy Turismo Veneto e Scuole Sacra Famiglia di Castelletto di Brenzone, e nella sua lettera De Beni rimarca come sia fondamentale puntare su percorsi di formazione/qualificazione mirati e puntuali e, pi in generale, assumersi un impegno pi a lungo termine che punti non solo alla qualit del personale impiegato ma anche alla sua fidelizzazione. Della serie: imparare oggi per lavorare meglio domani. Anche se la carenza di personale odierna non pu essere letta come un problema delle strutture in senso stretto. Semmai come un effetto prevedibile della pandemia economica causata dalle politiche anti-Covid.

La stagionalit

Un primo fattore la stagionalit del lavoro sul lago: Noi lavoriamo con gli stagionali, che non siamo riusciti a mettere in cassa integrazione – riflette De Beni -. Parliamo di persone che arrivano spesso da fuori, anche dal Sud, e che nel 2020 sono rientrate a casa trovando lavoro l: quando telefoni ti rispondono “mi dispiace ma non posso lasciare il nuovo impiego”. Altro fattore, secondo De Beni, la psicosi della gente che ha scoperto come il lavoro turistico non sia un impiego stabile. Infine, a suo parere, il reddito di cittadinanza e la politica dell’assistenzialismo.

I contraccolpi della pandemia

Certo che il terziario — settore trainante da almeno un decennio a Verona per opportunit di lavoro — stato l’universo pi tartassato dalle misure anti-Covid e parte della sua platea di lavoratori, caratterizzata in gran parte dai contratti di lavoro a tempo determinato, s’ dovuta ricollocare altrove: Nel corso della pandemia l’artigianato piuttosto che l’industria e le catene di montaggio hanno continuato ad assumere, si aggancia De Beni. Ecco allora un lago di Garda dove il settore ricettivo va a cercare lavoratori: il tempo corre e c’ tempo da qui a inizio aprile per completare le squadre.

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21 febbraio 2022 (modifica il 22 febbraio 2022 | 11:30)

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