Cunego: «Io sempre pulito in un ciclismo che aveva tante ombre»

Damiano Cunego con la maglia rosa (a sinistra) e il giorno del 40esimo compleanno

Lo dico subito dato che il tormentone mi perseguita. Il secondo posto al Mondiale del 2008 non la mia pi grande delusione. A pensarci bene recrimino molto di pi aver perso di un soffio il Giro di Svizzera del 2011. un compleanno sui libri quello dell’ex campione di ciclismo Damiano Cunego che il 19 settembre ha spento le 40 candeline. Un traguardo che si goduto con la sua famiglia a Cerro Veronese. Il Piccolo Principe, smontato dalla bici nel 2018, ha trovato altri obiettivi per il suo domani, primo tra tutti l’Universit per laurearsi in ScienzeMotorie e puntare a diventare preparatore atletico di alto livello. Il campione pane e acqua, come lui stesso si definito, si racconta ripercorrendo i 17 anni di carriera che gli sono valsi 50 successi tra cui un Giro d’Italia, tre Il Lombardia e un Amstel Gold.

Cunego, partiamo dall’infanzia, lei sembrava predestinato all’hockey…
A Bosco Chiesanuova sulla montagna Veronese c’era il palaghiaccio e gli ultimi due anni delle elementari ho giocato insieme agli altri bambini del paese. Ho fatto parte della squadra locale fino a quando non ho incontrato la bici

Com’ iniziata la passione per le due ruote?
In maniera graduale. Prima ho fatto corsa campestre vincendo i Giochi della Giovent, poi di riflesso sono partito con la bici essendo entrambi sport di resistenza. Ero indeciso, nessuno in famiglia la praticava e ho voluto essere un precursore. Ho iniziato con la mountain-bike che vedevo fare dai ragazzi pi grandi di me ma poi foravo sempre e mi sono immaginato che con quella da strada non succedesse.

I risultati di prestigio sono arrivati subito, come ha fatto?
Gi allenandomi da solo ho capito che andavo forte. Le visite mediche agonistiche hanno chiarito subito che avevo un fisico fuori dal comune con valori naturali molto alti. Andavo forte nelle categorie giovanili e mi sono laureato campione del mondo juniores nel 1999 proprio a Verona, staccando tutti sulla salita delle Torricelle.

Il salto nel professionismo non l’ha pagato e in breve ha conquistato subito il Giro d’Italia del 2003 a 22 anni. Un’impresa simile riuscita solo ad atleti come Coppi, Bartali, Binda, Merckx e Saronni. In quale dimensione stato catapultato?
stato tutto rapido e la vita cambiata. Quella vittoria ha stravolto i piani e fatto saltare il banco. Sono diventato una star anche fuori dall’ambiente ciclistico. Ero spesso ospite in televisione, diverse volte sono stato a “Quelli che il Calcio” o a “Passaparola”. Non era il mio mondo ma stata una bella esperienza.

In quegli anni ha conosciuto anche Marco Pantani, che ricordo ha di lui?
Era il Marco post Madonna di Campiglio, quindi gi nella sua fase peggiore. Lo vedevo sempre molto triste. Finite le corse stavamo assieme: lui scherzava ma capivi che covava un buio interiore. Era ferito.

Lei ha vissuto anche il regno di Lance Armstrong, che personaggio era in quegli anni?
Il leader indiscusso del ciclismo mondiale. All’epoca non parlavo bene l’inglese, non riuscivo a dialogare con lui ma sentivo il suo carisma. In una corsa a San Francisco ho visto i tifosi osannarlo come Michael Jordan. Mi capitato di andarci in fuga assieme, in qualche arrivo in salita l’ho anche battuto ma a lui interessava solo il Tour. Come tanti altri poi ha fatto una fine ingloriosa…(e sospira, ndr).

Il ciclismo di quei tempi pieno di ombre, lei come ha fatto a rimanere sempre un emblema dello sport pulito?
Per due motivi semplici. Sono andato con le mie forze come mi hanno insegnato i miei genitori e non mi sono mai adeguato al sistema. Davo sempre il massimo e basta. In tanti mi dicevano: Che delusione, da uno come te ci si aspetta di pi ma provate voi a correre a quei tempi l. La mia intelligenza stata quella di arrivare al successo solo con le mie forze e oggi nessuno pu dirmi niente.

Molti sono convinti che lei abbia vinto poco…
Se non sei appassionato di questo sport non puoi capire il valore dei successi. Ho conquistato tre Lombardia, sono stato vice campione del Mondo e ho vinto un Giro. un problema solo italiano. Nel resto d’Europa le corse hanno un valore altissimo e tutt’ora quando sono in Belgio mi riconoscono.

Il soprannome Il Piccolo Principe da chi nato?
Da Pier Augusto Stagi di TuttoBici. Aveva notato la somiglianza con il personaggio del racconto poetico, mi sempre calzato a pennello e ancora oggi all’estero mi conoscono cos.

Le persone a cui rimasto pi legato nell’ambiente del ciclismo?
Eddy Mazzoleni, Andrea Tonti e Leonardo Bertagnolli. Come dirigenti a Giuseppe Martinelli oltre ai miei ex agenti, i fratelli Carrera.

E con Vincenzo Nibali?
Lo stimo, un grande campione. un professionista che adesso stanno massacrando perch non vince ma per un decennio ha dato da lavorare e scrivere a tante persone. Ha vinto Giro, Tour e Vuelta. Finch vinci tutti amici poi si sa come vanno queste cose. Bisognerebbe apprezzarlo di pi per quello che ha dato. Ora sono tutti in affanno a cercare il nuovo Nibali.

Doveva essere Aru, invece ha smesso a 31 anni….
Ha fatto bene se non se la sentiva pi di gareggiare. Ha sofferto il ritmo frenetico ed esasperato del ciclismo moderno. Cos stato anche per me nel 2018, l’ultimo anno avevo paura di farmi male, non ne valeva pi la pena.

Domenica si corrono i mondiali su strada nelle Fiandre, un pronostico?
Io punto su Matteo Trentin e su Sonny Colbrelli. Vedo un’Italia tonica. Dopo l’oro di Filippo Ganna a cronometro sarebbe la ciliegina sulla torta di un’estate magica per lo sport azzurro.

Per Davide Cassani sar l’ultimo mondiale da Ct, se l’aspettava?
La decisione era nell’aria. Purtroppo lui paga alcuni risultati sfortunati, soprattutto di anni fa. Non ben chiaro chi sar il suo successore ma chiunque lo rimpiazzer avr una bella gatta da pelare.

E da grande Cunego cosa far?
Gradualmente voglio diventare un preparatore atletico di livello. Adesso seguo alcuni giovani ma prima del grande salto devo laurearmi e terminare il mio percorso di studi poi magari allener i campioni azzurri o una squadra World Tour.

Un’ultima curiosit, studiare le piace?
Piacere una parola grossa (e ride, ndr). E’ come fare le ripetute in bici, servono per raggiungere il tuo obiettivo. Adoro Fisiologia, altre materie come Economia aziendale proprio non mi vanno gi ma sono tutti tasselli per il domani che sogno.

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23 settembre 2021 (modifica il 23 settembre 2021 | 12:35)

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