Comunali, accordo vicino tra Lega e Fdi: ma se salta è già pronto il «piano B»

Dall’alto in senso oraio, Francesco Peghin, Federico Sboarina, Lorenzo Fontana e Enoch Soranzo

Potrebbe essere ufficializzato nei prossimi giorni, prima dell’inizio delle votazioni a Roma per il nuovo Presidente della Repubblica, l’accordo tra Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia in vista delle amministrative di primavera, in particolare per quel che riguarda Verona e Padova (c’ anche Belluno ma fa storia a s). Troppo alto, infatti, il rischio di un effetto domino nel caso in cui la coalizione di centrodestra non reggesse l’urto delle ambizioni di Silvio Berlusconi, soprattutto nella citt dell’Arena, dove Forza Italia potrebbe consumare una rappresaglia nei confronti degli alleati – e in particolare di Giorgia Meloni – sostenendo il terzo incomodo Flavio Tosi, con cui ci sono gi state convergenze in tempi recenti (nell’elezione del tosiano Alberto Bozza nelle liste azzurre per le Regionali, ad esempio).

Ora si accelera

Accelerare dunque la parola d’ordine dei colonnelli di Lega e Fratelli d’Italia, nell’ambito di una trattativa gi di per s parecchio complicata, al punto che sia i luogotenenti di Matteo Salvini che quelli di Giorgia Meloni hanno approntato un Piano B da attuare nell’eventualit che la situazione precipiti. A Verona, contro l’uscente Federico Sboarina sostenuto da Fratelli d’Italia, la Lega potrebbe candidare uno tra l’ex ministro alla Famiglia Lorenzo Fontana (vice segretario federale con tutt’altri orizzonti che quello municipale ma che non potrebbe tirarsi indietro se a chiederglielo fosse Salvini in persona, a maggior ragione visto che lui il capofila dei leghisti contrari alla ricandidatura del sindaco), Nicol Zavarise (attuale vice sindaco, commissario provinciale della Lega, ala dura del partito) oppure Roberto Mantovanelli (presidente di Acque Veronesi, molto vicino a Fontana). A Padova Fratelli d’Italia risponderebbero schierando contro il candidato designato dalla Lega, l’ex presidente della locale Confindustria Francesco Peghin, uno tra il consigliere regionale Enoch Soranzo, ex sindaco di Selvazzano Dentro, ed Elisabetta Gardini, ex europarlamentare di lungo corso.

L’extrema ration

Se si dovesse arrivare a questo, per, significherebbe che tutto precipitato, con esiti a quel punto difficili da immaginare, a livello nazionale prima che regionale. Pi probabile che l’accordo — che come sempre quando si parla di capoluoghi investe territori diversi e non solo il Veneto — si chiuda, anche se la Lega sta provando a tirare la corda fino all’ultimo a Verona, facendo leva sullo sgarbo di Sboarina, che dopo lungo corteggiamento da parte di Salvini ha infine scelto Meloni. Al momento l’intesa raggiunta assegna al Carroccio il vicesindaco, met della giunta e il candidato sindaco nel 2027, quando Sboarina non si potr ricandidare. Fratelli d’Italia pretende che la Lega raggiunga perlomeno una soglia minima di voti di lista per cedere la met degli assessori ma se ne sta discutendo e pare difficile che su questo possa consumarsi la rottura.

Padova, nome gi benedetto da Salvini, Meloni e Tajani

Una volta sbloccata l’impasse su Verona, data per scontata l’ufficializzazione della candidatura di Peghin a Padova, nome gi benedetto da Salvini, Meloni e Tajani e rispetto al quale non ci sono vere alternative, almeno non in grado di unire tutta la coalizione provando a giocarsela con l’uscente Sergio Giordani (Peghin ufficiosamente in campo gi da alcune settimane e di sicuro non apprezzer il tira-e-molla dei partiti sul suo nome, con conseguente rischia logoramento prima ancora che inizia la campagna elettorale).

La tensione interna alla Lega

A complicare ulteriormente la situazione ci si mette poi la tensione all’interno della Lega, dove si fa sempre pi rumorosa la protesta di quanti invocano i congressi nella speranza di disarcionare il commissario regionale Alberto Stefani. Sul territorio, in particolare nel Padovano e nel Trevigiano dove i ribelli possono contare sui consensi maggiori, sono ormai all’ordine del giorno le occasioni per sparare contro Stefani (e per suo tramite contro Salvini) e contro i parlamentari, additati come le avanguardie della Lega romana in contrapposizione alla Lega veneta. In questo senso vanno lette le critiche recenti del sindaco di Noventa Padovana Marcello Bano sulla scelta di Peghin o quelle di alcuni storici militanti trevigiani, Fulvio Petten e Giancarlo Da Tos, sull’esclusione dei Comuni veneti dai fondi per la rigenerazione urbana. Gli argomenti utilizzati sono sempre gli stessi: mancanza di attenzione per il territorio, assenza di luoghi per il confronto, scarso dialogo tra il livello nazionale e quello locale, confusione sulla linea politica. Portavoce di questo malessere l’assessore regionale allo Sviluppo economico Roberto Marcato (il cui nome era circolato anche per la candidatura a Padova), recordman di preferenze un anno e mezzo fa, che non fa pi mistero di voler aspirare a prendere il timone della Liga.

Zaia per ora non prende posizione

E il presidente Luca Zaia? Al solito, almeno pubblicamente, non prende posizione (l’ha fatto soltanto quando ha preso corpo l’ipotesi di un sostegno della Lega a Tosi a Verona, per opporsi fermamente). Ma non sfugge che proprio la sua successione, nel 2025, tra gli argomenti che pi agitano i sonni gi agitatissimi dei suoi compagni di partito.

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18 gennaio 2022 (modifica il 18 gennaio 2022 | 16:29)

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