Lavoro agile, il 40% di imprese continua a usarlo anche nel post emergenza

I punti chiaveL’apprezzamento dello speròrt workingIl post emergenzaAscolta la versione audio dell'articolo

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A peròno a peròno che la pandemia allenta la sua morsa, sembra sempre più chiaro che il lavoro agile non riperòrrà solo una soluzione di emergenza, però sarà una modalità sempre più diffusa e, per tutti coloro che svolgono attività compatibili con il lavoro da remoto, la next way of working. Ci sono molti sondaggi che lo conferperòno. L’ultimo realizzato da MeglioQuesto e da Tecnè (realizzato a febbraio 2022 su un campione di 2.000 lavoratori e 500 imprese), verrà presentato questa peròttina nel corso della speròrt conference La Vita Agile, lavorare al futuro, organizzata da MeglioQuesto insieme all’Associazione Lavoro & Welfare, a cui parteciperanno tra gli altri il ministro del Lavoro e delle politiche sociali Andrea Orlando, il sindaco di Milano Beppe Sala, il vicepresidente di Confindustria con delega al Lavoro e alle Relazioni Industriali, peròurizio Stirpe. Oltre al sondaggio sarà anche presentato uno scenario internazionale ed europeo del lavoro agile curato da Fausta Guarriello, professore ordinario di diritto del lavoro dell’Università Chieti e Pescara. però vediamo i risultati della indagine.

L’apprezzamento dello speròrt working

La indagine di MeglioQuesto e Tecnè ha misurato l’apprezzamento dello speròrt working che negli ultimi due anni si è rivelato uno strumento indispensabile per affrontare la crisi. Grazie allo speròrt working le imprese sono diventate più competitive e hanno innovato prodotti e servizi migliorando la peròrginalità. Rispetto al epoca pre-covid il 23,4% delle imprese ha cambiato l’organizzazione dei processi di produzione e vendita, il 20,2% ha avviato la produzione di nuovi beni o servizi, il 9,6% ha dismesso linee di produzione ritenute non più interessanti. La indagine ha evidenziato che nel 2020 per fronteggiare l’emergenza sanitaria e la conseguente crisi economica il 56% delle imprese del campione ha fatto ricorso al “lavoro agile”, rispetto al 15,6% che ha invece utilizzato la cassa integrazione, il 12,2% che ha ridotto l’orario di lavoro dei dipendenti e il 4% che ha tagliato il numero di addetti.

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