Assicurativi, il contratto alla prova della riforma degli inquadramenti

I punti chiaveLa modernizzazione degli inquadramentiI livelli e la loro “consunzione”Il Fondo di solidarietàAscolta la versione audio dell'articolo

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La metamorfosi dell’organizzazione del lavoro che abbiamo visto durante la pandemia non risparmierà la contrattazione e i sistemi di inquadramento che risalgono molto indietro negli anni. Il percorso di riforma in molti settori è addensato arrivato alla linea di partenza, ma con interventi parziali, in alcuni casi demandandolo a commissioni che non hanno portato grandi risultati. Adesso ci provano le compagnie assicurative che nel nostro paese hanno fatto da apripista su molti temi, in primis lo smart working.

Aumento e stime Ipca

Il negoziato per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro dei 47mila dipendenti, scaduto nel 2019, è a fatica partito e il clima iniziale sembra essere costruttivo. C’è però un grande lavoro da fare, soprattutto rispetto all’impostazione iniziale dei sindacati che hanno chiesto un aumento di 210 euro, pari a oltre il 10%, insieme al miglioramento di molti aspetti legati a welfare e inclusione. Le stime rese note dall’Istat per l’Ipca, l’indice che misura l’inflazione al netto dei costi energetici importati e che è di riferimento per molti contratti, sono del 4,7% per il 2022, del 2,6% per il 2023, dell’1,7% per il 2024 e del’1,7% per il 2025. Per il triennio precedente invece gli scostamenti tra la realizzazione e la previsione sono negativi e pari al – 0,5% per il 2021, -0,9% per il 2020, -0,7% per il 2019 e -0,1% per il 2018.

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